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LA VARIABILE INDIPENDENTE

2021-10-13 23:08

Federico Doricchi

attualità, covid, vaccino,

LA VARIABILE INDIPENDENTE

Nell'articolo precedente, ricorrendo all'utilizzo di numeri ufficiali - ovvero numeri recuperati direttamente dagli organi istituzionali e non già...

 

Nell'articolo precedente, ricorrendo all'utilizzo di numeri ufficiali - ovvero numeri recuperati direttamente dagli organi istituzionali e non già elaborati - è stato possibile ragionare su un importante paragone: quello tra la letalità del virus, ovvero la probabilità che una volta contagiati si giunga al decesso, e la probabilità di incorrere in una reazione avversa grave data dal vaccino. L'analisi è stata eseguita tenendo conto delle fasce di età e ciò che è emerso in maniera inconfutabile è che per le fasce under40 il rischio di reazione avversa da vaccino  grave è pari o superiore rispetto alla letalità. Addirittura, la fascia 20-40 rappresenta quella in cui è più probabile incorrere in una reazione avversa.

 

Abbiamo avuto modo di discutere dei risultati di questa analisi con dei nostri pazienti lettori, che hanno portato delle interessanti osservazioni. Quella più frequente e rilevante si concentrava sui termini del paragone proposto: quello tra la reazione avversa grave e il decesso, entrambi elementi non auspicabili, ma certamente non di stessa gravità. Posto che riteniamo comunque un fattore determinante quello delle reazioni, abbiamo accolto l'osservazione e sviluppato ulteriormente la nostra analisi, andando a focalizzarci su altri fattori rilevanti:

 

  • la probabilità di ricovero in reparto ordinario o terapia intensiva
  • l'incidenza della campagna vaccinale sull letalità
  • il confronto tra vaccnati e non per casi segnalati, ricoveri, terapie intensive
  • un'analisi del rischio relativo e del rischio assoluto

 

Le considerazioni sono sempre state costruite analizzando i numeri che emergono secondo il criterio delle fasce d'età.

 

Per quanto riguarda l'origine dei dati, siamo riusciti a elaborare il dataset dell'ISS messo a disposizione in un formato completo dall'INFN, che ringraziamo per il supporto offerto nel risolvere i problemi riscontrati precedentemente. Inoltre abbiamo analizzato il bollettino settimanale dell'ISS del 6/10/2021 per quanto riguarda il confronto vaccinati/non vaccinati e  scaricato i dati del Governo per quanto riguarda la campagna vaccinale. Fatta eccezione per il bollettino dell'ISS, tutti gli altri dati coprono fino al 29/9/2021 (i dati di ottobre che troverete relativi alla campagna vaccinale si riferiscono ai primissimi giorni del mese corrente e pertanto non sono significativi).  Aggiungiamo che nei dati dell'INFN sono stati riscontrati alcuni errori, prontamente segnalati:

 

 

  • I decessi nella fascia 10-19 risultano 0, mentre da dati ufficiali (ad esempio qua https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/#box_8b) dovrebbero essere 19
  • Nella fascia 60-69, nel mese di febbraio 2020, i ricoveri risultano il 102% dei positivi
  • Nella fascia 70-79, nel mese di febbraio 2020, i ricoveri risultano il 131% dei positivi
  • Nella fascia 80-89, nel mese di febbraio 2020, i ricoveri risultano il 161% dei positivi
  • Nella fascia 90+, nel mese di giugno 2020, i decessi risultano il 125% dei positivi

 

 

Riteniamo tuttavia che queste discrepanze non inficino il risultato dell'analisi.

 

Quello che sembra emergere dai numeri, secondo la nostra interpretazione, è quanto segue:

 

  • L'andamento del virus è tale per cui le fasce di età sono colpite nelle stesse fasi temporali: si nota, infatti, nelle tabelle in fondo, come la distribuzione dei positivi veda gli stessi picchi e le stesse discese, sebbene con valori diversi
  •  All'inizio della pandemia, come facilmente immaginabile, la strategia di gestione dei positivi prevedeva un ricorso molto maggiore ai ricoveri e alle terapie intensive. Questo potrebbe tuttavia dipendere dal mix di alcuni fattori: il basso numero di tamponi eseguiti e, di conseguenza, l'alto numero di asintomatici non tracciati, oltre alla maggiore preparazione nel supportare i positivi con terapie che riducono la probabilità di ospedalizzazione
  • Sotto i 30 anni, così come per la letalità, la probabilità di finire in terapia intensiva, ma solo ove contagiati, è paragonabile a quella di reazione avversa grave da vaccino
  • Per la fascia 30-39, la probabilità di finire in terapia intensiva, se si viene contagiati, è 4 volte superiore rispetto a quella di incorrere in una reazione avversa da vaccino (rispettivamente lo 0,2% e 0,05% circa). Tuttavia la probabilità che un contagiato finisca in terapia intensiva va pesata rispetto alla probabilità che risulti contagiato: ricordiamo che ad oggi, ad esempio, circa il 9% della popolazione nella fascia 30-39 è risultata positiva al Sars-Cov-2, quindi proponendo un calcolo impreciso, ma che possa dare una misura, troviamo 9% x 0,2% = 0,018% < 0,049% (probabilità di reazione avversa grave)
  •  Per la fascia 40-59, la probabilità di essere ricoverati in terapia intensiva, ove contagiati, è di circa lo 0,5%, con l'8% di popolazione in quella fascia che ad oggi ha contratto il virus: pertanto, eseguendo lo stesso esercizio del punto precedente, risulta che 8% x 0,5% = 0,04%, dato allineato alla probabilità di incorrere in una reazione avversa grave per la fascia stessa
  • Per le fasce di età superiori, la probabilità di reazione avversa da vaccino è inferiore o molto inferiore rispetto a quella di finire in terapia intensiva se contagiati
  • L'andamento della letalità, nei suoi picchi e nelle sue fasi di diminuzione, è temporalmente allineato tra tutte le fasce di età e mostra i suoi massimi all'inizio della pandemia e poi nel periodo settembre 2020 - maggio 2021
  • L'avanzamento della campagna vaccinale non sembra aver determinato una significativa diminuzione della letalità per le fasce di età inferiori ai 40 anni; notiamo, piuttosto, come a settembre 2021, con la campagna vaccinale alla sua copertura massima in ogni fascia, la letalità stia risalendo in tutte le fasce
  • Si potrebbe obiettare che il contributo alla letalità per tutte le fasce possa essere diverso tra vaccinati e non vaccinati, con quest'ultimi a determinare la mancata diminuzione o l'aumento. Analizzando i dati del report dell'ISS del 6/10/2021, questa ipotesi è confermata soltanto in parte, in quanto la letalità rimane molto bassa e simile per la fascia under 40, mentre all'aumentare dell'età la differenza tra vaccinati e non incrementa notevolmente
  • Basandosi sugli stessi dati qui analizzati, l'ISS riporta la distribuzione di ospedalizzati, ricoverati in TI e decessi, suddividendo tra vaccinati e non: una presentazione che fa emergere l'aspetto positivo della vaccinazione, specie in alcune fasce. Si relativizza quindi un concetto secondo un'analisi orizzontale (stessa categoria, diverso gruppo), senza mai verticalizzare, operazione che fa emergere i dati di letalità che riportiamo nella tabella in fondo. Tuttavia anche la nostra analisi ha finora considerato parametri relativi, ma ciò che raramente si considera sono i dati assoluti (abbiamo già parlato in altre occasioni di ARR e RRR). La tabella dell'ISS ci mostra come i decessi nella fascia 12-39 risultino 16 tra i non vaccinati e 2 tra i vaccinati: moltiplicando per la probabilità che avessero 0 patologie, ovvero il 3%, troviamo 16 x 3% = 0,48 e 2 x 3% = 0,06

 

Una volta in più, quindi, ci troviamo dinanzi a numeri che ci raccontano in maniera inequivocabile come l'approccio generalizzato del vaccino per tutti non sia altro che un approccio che non tiene in conto in rischi della vaccinazione, né i dati di rischio reale per fascia di età. Dobbiamo sempre considerare, inoltre, che nessun protocollo di cura tra quelli sperimentati e pubblicati con studi peer-reviewed sia mai stato adottato dal Ministro della Salute, che continua ad affidarsi alla vigile attesa e la tachipirina, nonostante non ci sia alcuno studio che ne dimostri l'efficacia. Se, quindi, dal punto di vista della salute individuale è lampante come non ci siano benefici per determinate fasce di età, continuano a emergere evidenze anche dell'assenza di benefici per la collettività tali da giustificare che sia messa a rischio la salute di un 20enne senza alcun beneficio per se stesso. Ai dati provenienti da Israele o dall'Inghilterra, che hanno mostrato nei mesi passati un crollo in termini di protezione dal contagiarsi e contagiare dato dalla vaccinazione, si è aggiunto, qualche giorno fa, un importante studio dell'Università di Oxford, il quale dimostra come, con la variante Delta, dopo 12 settimane, un vaccinato è in grado di contagiare e contagiarsi tanto quanto un non vaccinato. Ad onor del vero lo studio è ancora in pre-print, quindi in attesa di peer-review, ma comunque i risultati sono notevoli.  

 

Alla luce di queste inequivocabili evidenze, le domande che sorgono spontanee, rimangono quelle che poniamo da tempo, senza ottenere risposte: è etico spingere, tramite privazione di libertà garantite fino a poco tempo fa, un under 20 ad assumersi i rischi della vaccinazione con benefici risibili per sé, ma con la finalità di tutelare la salute di un 80 enne, senza poter dimostrarne nemmeno l'efficacia? E' etico vincolare alla vaccinazione il diritto al lavoro di un 30enne, nonostante nessun beneficio sia comprovato per la collettività, ma piuttosto stia prepotentemente emergendo l'assenza di protezione dopo poco dalla vaccinazione? E' accettabile che Mario Draghi e Sergio Mattarella ricoprano i ruoli istituzionali di maggior rilevanza per il Paese, nonostante abbiano mentito al popolo, parlando rispettivamente di green-pass come soluzione per avere garanzia di sicurezza e di vaccinazione come atto d'amore verso i più deboli? Temiamo, purtroppo, che queste domande rimarranno senza risposta ancora a lungo, sebbene con la speranza che le evidenze possano quantomeno generare una riflessione in coloro che le leggono: solo risvegliando le coscienze possiamo riportare razionalità nella nostra società.

 

Fonti:

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati

https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/

https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.28.21264260v1

https://covid19.infn.it/iss/

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