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PROPAGANDA E DITTATURA DEL PENSIERO

2022-04-25 19:59

Federico Doricchi

attualità, governo, media,

PROPAGANDA E DITTATURA DEL PENSIERO

Viaggio alla ricerca della risposta sul perché le masse continuino a riconoscere autorevolezza ai media tradizionali

Nell'era di internet, il flusso delle informazioni ha raggiunto ormai una portata impressionante e ha contaminato persino i classici organi di informazione, costretti ormai a stare al passo con la tecnologia e velocizzare i propri tempi di risposta. Fino a qualche decennio fa, televisione e giornali rappresentavano l'unico canale di accesso alle notizie, l'unica finesta sul mondo. Inevitabilmente tale meccanismo ha investito stampa e tv generaliste del ruolo di arbitri imparziali rispetto al dibattito pubblico relativamente ai più disparati tempi. I media classici sono intrinsecamente diventati delle autorità nella gestione delle informazioni e questa dinamica è talmente radicata che inconsciamente ognuno di noi dà per scontato come chiunque frequenti quei salotti sia un rispettabile esperto della tematica di cui lo ascoltiamo discernere. Di fatto, il pubblico dà per assodata l'autorevolezza di coloro i quali scrivono sulla carta stampata e partecipano ai talk show, in quanto tv e giornali sono fattualmente conferitori di credito e reputazione dei loro ospiti. Ci troviamo quindi dinanzi a un monopolio, un circuito chiuso in cui un conduttore o un direttore di giornale possono proporre i temi che ritengono tali e presentarli nel modo che preferiscono, imponenendo perciò una modalità di interpretazione a chi subisce l'informazione.

 

Il meccanismo descritto ha funzionato fintanto che il nostro Paese si distingueva per elevati standard di welfare, quindi approssimativamente fino alla crisi del 2007, sebbene a ben guardare i dati macroeconomici i problemi per l'Italia erano già ben evidenti. Dal punto di vista dell'informazione, per esempio, i meccanismi distrorti e malsani per cui editori impuri, ovvero con palesi conflitti di interessi in altri ambiti economici e non, e reti o giornali controllati dalla politica erano già in essere. L'esempio più discusso e lampante fu quello di Silvio Berlusconi, ma, a posteriori, questa non fu che la prima stortura: il Cavaliere rappresentava senz'altro un pessimo esempio di come si possa gestire il sistema dell'informazione, ma a onor del vero non era certamente l'unico, sebbene sugli altri non si sia mai spostato il faro, fatte salve rare eccezioni (Viva Zapatero di Sabina Guzzanti ne è un esempio).

 

Con il sopraggiungere della crisi del 2007 e poi a seguire quella del 2012, le condizioni di welfare delle masse, in particolar modo nei paesi del Sud Europa, sono rapidamente peggiorate e diritti sociali fondamentali, quali la salute o il lavoro, sono stati progressivamente attaccati tramite politiche imposte da enti sovranazionali e potentati della finanza internazionale. L'unico strumento, che avrebbe potuto rendere minimamente accettabile la rinuncia a tutto ciò che fino a poco tempo prima era dato per assodato dai popoli, non poteva che essere quello della propaganda informativa, attuata dai Governi e dagli stessi rappresentanti o sodali di quegli istituti che chiedevano garanzie e sacrifici ai popoli, per poter continuare a speculare senza rischiare i propri patrimoni. La commistione tra grandi esponenti del capitalismo finanziario nazionale e internazionale e la politica, unita al controllo diretto dei media mainstream da parte di questi stessi attori, ha generato una potentissima macchina di propaganda a supporto delle decisioni più impopolari (o antipopolari), convincendo il popolo bue che la scelta migliore fosse andare al macello. Nei primi anni successivi alle crisi, come diretta conseguenza, molti blog e canali di controinformazione indipendente hanno cominciato a rosicchiare spazio ai colossi classici, poiché man mano a sempre più cittadini non quadrava del tutto o in parte la narrazione per cui le soluzioni proposte dal sistema erano sempre le migliori nonché le uniche percorribili. Tralasciamo commenti rispetto ai movimenti o partiti antisistema sorti e caduti in declino nel decennio scorso, passati da sbraitare contro il potere a genuflettersi come il più servile dei camerieri, il nostro obiettivo è piuttosto analizzare e comprendere le dinamiche per cui il pubblico tenda tuttora a reputare affidabili media che hanno raccontato qualsiasi visione imposta dal potere, come le più solerti veline di un regime dittatoriale, nonostante i fatti li screditino ormai quotidianamente.

 

Andando nel concreto, vogliamo quindi rapidamente riportare degli esempi per rappresentare plasticamente le modalità con cui tv e giornali, controllati dai Cairo, dagli Agnelli-Elkann, dai Berlusconi o dal Governo, promuovono la propaganda governativa, imponenendo un solo modo possibile di pensare, irridendo, screditando o aggredendo chiunque provi a sollevare obiezioni.

 

I primi esempi che ci vengono in mente sono quelli del periodo pandemico, in cui "illustri" esperti sono stati investiti di tale ruolo da giornali e tv, senza che altri, magari più illustri e più esperti, abbiano mai avuto una riga o un minuto per esprimere il proprio pensiero. E nulla è contato che i Burioni, i Bassetti, i Pregliasco e soci abbiano sbagliato qualsiasi previsione e spacciato per verità qualsiasi fake news, smentiti prontamente dai fatti in tempi brevissimi. Fabio Fazio e i suoi colleghi hanno continuato imperterriti a concedere tutto lo spazio necessario al virologo di turno per propagandare tesi governative molto spesso false, a spese dei contribuenti, che non hanno potuto in alcun modo chiedere un contradditorio o un altro punto di vista. Nessuno però ha mai sollevato obiezioni sugli emolumenti percepiti ad esempio da Burioni, mentre diversa sorte è toccata al Prof. Alessandro Orsini, il quale si è visto sospendere un contratto con la RAI reo di non essere allineato alla visione draghiana sulla guerra tra Ucraina e Russia. Come è accettabile questo doppiopesismo? Come è spiegabile? L'esperto o presunto tale, retribuito, può sbagliare e magari i suoi errori essere coperti o cancellati dalla memoria se egli è funzionale al racconto governativo, mentre può essere messo alla gogna e privato di un riconoscimento economico se si ribella alla narrazione del potere. E nel mentre il pubblico accetta tutto, per il semplice fatto che il racconto mainstream viene presentato come l'unico inevitabilmente credibile da quei giornalisti e presentatori a cui l'opinione pubblica continua a riconoscere un'autorevollezza che non possiedono nemmeno in piccola percentuale. Purtroppo, però, finché il pubblico non comprenderà il suo reale potere nel pilotare la qualità delle informazioni piuttosto che essere pilotato dalla propaganda, saremo costretti a dividerci di tematica in tematica tra chi sposa la dittatura del pensiero unico e chi viene deriso e schernito per ribellarsi alla stessa. 

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